La filosofia degli stage

Teatribù  -  Teatro & Cinema  -  Shakespeare  -  Uomini&Donne

   


Nel vasto panorama degli stage proposti in vari ambiti, spesso si assiste alla presentazione di lavori che puntano ad offrire degli “strumenti” per poter migliorare qualche area (dal parlare in pubblico al portamento, dalla dizione a varie tecniche di vendita) partendo dal presupposto che con l’ausilio di “trucchi” e “tecnicismi” esteriori della comunicazione, si possa realmente avere una crescita.
Nella maggior parte dei casi, quindi, si insegna a bleffare brillantemente, o a camuffare abilmente una propria difficoltà, anziché rafforzare un fondamento di personalità che sia legato al concetto di “essere” più che a quello di “fare”. “Esisto in quanto faccio”, “valgo in quanto faccio”, piuttosto che “esisto in quanto sono”.

Un tipico esempio di modulo fortemente motivante all’interno di alcuni gruppi di lavoro è la camminata sui carboni ardenti. Per esperienza personale, possiamo affermare che è davvero un eccellente strumento motivazionale e può realmente portare ad innalzare il proprio standard e i propri obiettivi, ma ne consegue una conclusione del tipo: “io posso FARE tutto”, anziché “io posso ESSERE tutto”.
Prima di arrivare all’affermazione “io sono”, è necessario un lungo lavoro introspettivo, molto più di quello necessario ad affermare: “io posso, io voglio, lo faccio” perché si basa sulla scoperta di cosa si trova dentro se stessi, piuttosto che sull’eccitazione relativa a ciò che ci si sente in grado di ottenere con le azioni.

Tornando al seminario che vuole proporre un miglioramento della comunicazione, ci sentiamo di affermare che tale miglioramento dovrebbe derivare da un’esplorazione di sé che comporta guardarsi dentro e scoprire che ci sono dei meccanismi di sabotaggio molto radicati, e che c’è un sistema di controllo coercitivo denominato superego.
Da qui parte la riflessione sui concetti contrapposti delle filosofie orientali e occidentali, dell’essere o del fare, dello spirito e della materia e sulla possibilità di valorizzare l’istinto e di estendere il livello di percezione anziché quello di calcolo. Quest’ultimo andrà, semmai, ad aggiungersi come un tetto posto su di un solido fondamento personale e non costituirà solo una copertura appoggiata su una base resa instabile dall’inconsapevolezza.

A conferma di quanto detto, basta analizzare la postura fisica di una persona (non parliamo di linguaggio non verbale ma di armature muscolari secondo una lettura bionergetica) per vedere svelate alcune rigidità mentali o blocchi emozionali. I moti esteriori corrispondono ai moti interiori.
Ed è su questo concetto che si basa il nostro lavoro nei corsi e negli stage di breve o lunga durata. Non offriamo strumenti di “copertura” ma, al contrario, tendiamo a scoperchiare la pentola e guardarci dentro, per portare ad una maggiore consapevolezza, che rende senz’altro le persone più mature, più riflessive, più acute, più sensibili e abili nella gestione delle relazioni, sia con se stessi che con gli altri.

 

visita le pagine dedicate

TeaTribù  -  Teatro&Cinema  -  Shakespeare  -  Uomini e Donne