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Nel vasto panorama degli stage proposti in vari ambiti, spesso si
assiste alla presentazione di lavori che puntano ad offrire degli
“strumenti” per poter migliorare qualche area (dal parlare in
pubblico al portamento, dalla dizione a varie tecniche di vendita)
partendo dal presupposto che con l’ausilio di “trucchi” e
“tecnicismi” esteriori della comunicazione, si possa realmente avere
una crescita.
Nella maggior parte dei casi, quindi, si insegna a bleffare
brillantemente, o a camuffare abilmente una propria difficoltà,
anziché rafforzare un fondamento di personalità che sia legato al
concetto di “essere” più che a quello di “fare”. “Esisto in quanto
faccio”, “valgo in quanto faccio”, piuttosto che “esisto in quanto
sono”.
Un tipico esempio di modulo
fortemente motivante all’interno di alcuni gruppi di lavoro è la
camminata sui carboni ardenti. Per esperienza personale, possiamo
affermare che è davvero un eccellente strumento motivazionale e può
realmente portare ad innalzare il proprio standard e i propri
obiettivi, ma ne consegue una conclusione del tipo: “io posso FARE
tutto”, anziché “io posso ESSERE tutto”.
Prima di arrivare all’affermazione “io sono”, è necessario un lungo
lavoro introspettivo, molto più di quello necessario ad affermare:
“io posso, io voglio, lo faccio” perché si basa sulla scoperta di
cosa si trova dentro se stessi, piuttosto che sull’eccitazione
relativa a ciò che ci si sente in grado di ottenere con le azioni.
Tornando al seminario che vuole
proporre un miglioramento della comunicazione, ci sentiamo di
affermare che tale miglioramento dovrebbe derivare da
un’esplorazione di sé che comporta guardarsi dentro e scoprire che
ci sono dei meccanismi di sabotaggio molto radicati, e che c’è un
sistema di controllo coercitivo denominato superego.
Da qui parte la riflessione sui concetti contrapposti delle
filosofie orientali e occidentali, dell’essere o del fare, dello
spirito e della materia e sulla possibilità di valorizzare l’istinto
e di estendere il livello di percezione anziché quello di calcolo.
Quest’ultimo andrà, semmai, ad aggiungersi come un tetto posto su di
un solido fondamento personale e non costituirà solo una copertura
appoggiata su una base resa instabile dall’inconsapevolezza.
A conferma di quanto detto,
basta analizzare la postura fisica di una persona (non parliamo di
linguaggio non verbale ma di armature muscolari secondo una lettura
bionergetica) per vedere svelate alcune rigidità mentali o blocchi
emozionali. I moti esteriori corrispondono ai moti interiori.
Ed è su questo concetto che si basa il nostro lavoro nei corsi e
negli stage di breve o lunga durata. Non offriamo strumenti di
“copertura” ma, al contrario, tendiamo a scoperchiare la pentola e
guardarci dentro, per portare ad una maggiore consapevolezza, che
rende senz’altro le persone più mature, più riflessive, più acute,
più sensibili e abili nella gestione delle relazioni, sia con se
stessi che con gli altri.
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